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Benvenuta Mercy, un miracolo nel Mediterraneo

Mercy è arrivata con la primavera. È nata a bordo della nave Aquarius, che, grazie alle organizzazioni umanitarie Medici Senza Frontiere e SOS Mediterranée, soccorre ogni giorno centinaia di migranti in balia delle acque del Mediterraneo e in particolare nel canale di Sicilia.

 

Negli ultimi giorni ne sono stati tratti in salvo circa tremila. Con l’arrivo della primavera gli sbarchi sulle coste italiane, sono infatti ripresi incessanti.
«Non è stato facile perché la bimba era podalica

e il travaglio è durato circa otto ore» ha spiegato Elizabeth Ramlow, ostetrica a bordo della nave. «Non immagino come sua madre sia riuscita a salire sulla barca, in Libia. Non avrà avuto sicuramente altra scelta».
Insieme a Taiwo, nigeriana, mamma di Mercy, partita dalla Libia insieme a suo marito, sono sbarcate, a Catania, altre 946 persone, tra cui dieci donne in stato di gravidanza. Al momento del salvataggio, i medici avevano allertato il porto di Catania dell’arrivo di una donna in procinto di partorire, ma la piccola Mercy, non ha voluto aspettare ed è nata in mare.
Dall’inizio delle operazioni nel Mediterraneo centrale nel 2015, Msf ha soccorso direttamente o assistito più di 56mila persone,
in fuga da guerre, persecuzioni o povertà. «Fino a quando persone disperate non avranno alternative sicure per raggiungere l’Europa, MSF resterà in mare per salvare le loro vite ed evitare queste sofferenze ingiuste» ha spiegato Michele Trainiti, coordinatore delle operazioni di ricerca e soccorso di MSF.

 




In occasione delle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, quando i leader europei saranno riuniti a Roma, Msf insieme a numerose altre organizzazioni civili, darà vita alla simbolica azione di protesta #NotMyEurope. Attraverso un’installazione sulle acque del Tevere, le organizzazioni porteranno il Mediterraneo e le conseguenze delle politiche migratorie europee a Roma. Per chiedere un’Europa più umana e accogliente.
«Muri, blocchi e accordi disumani con paesi in Africa Asia e Medio Oriente – spiegano le organizzazioni – condannano persone in cerca di sicurezza a viaggi sempre più spesso mortali o le respingono verso la sofferenza che si sono lasciati alle spalle. Il destino di migranti e rifugiati ci riguarda».




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