Il suo talento e la sua voglia di vivere sono emersi prepotentemente, così dopo essere stata scelta tra i teodofori (coloro che portano la fiamma olimpica) alle Paralimpiadi di Londra del 2012, ha vinto il titolo europeo assoluto paralimpico nel fioretto categoria B individuale e a squadre ai campionati continentali di Strasburgo, il titolo mondiale Under 17 al campionato mondiale paralimpico di scherma di Varsavia, mentre è notizia di tre giorni fa la sua vittoria nel fioretto femminile alla prova di Coppa del mondo che si sta svolgendo a Varsavia, categoria B, ponendo una seria ipoteca alla qualificazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016.
La meningite fulminante di cui Bebe è stata vittima avrebbe ucciso anche un toro e, soprattutto avrebbe seppellito ogni speranza, eppure Bebe nel libro Mi hanno regalato un sogno (Rizzoli), ha scritto: “Ciao Mondo! Sono una ragazza fortunata!”, perché “mi sono accorta di avere tanti amici e ogni giorno realizzo quanto è bello lo sport, quanto è bella la vita” (…). Sono ambiziosa? Può darsi, ma io l’ho sempre detto fin da quando ero in ospedale “datemi le gambe e vedrete!”.
Ed ancora: “Io così sto benissimo. Con le mie quattro paia di gambe, le mie mani da Robocop e le mie cicatrici sul viso (neanche mi riconoscerei più senza)”.
Nella prefazione al libro il cantante Jovanotti ha scritto: “Tu sei pazzesca Bebe. Quando qualcuno ti conosce succede che vuole essere migliore”.
Jovanotti ha descritto Bebe come una sognatrice e i sognatori si assomigliano tutti perché “sono lottatori ma non te lo fanno pesare, hanno un senso del dovere fortissimo ma non lo impongono a nessuno, espongono il sorriso come fosse un arcobaleno. Non ce la fanno a vedere il bicchiere mezzo vuoto, per loro anche la metà vuota non è vuota, è piena di aria, e l’aria è buona da respirare, è come bere, fa vivere”.
Nel libro Bebe ha spiegato che il racconto della sua malattia e della permanenza all’ospedale potrebbe essere di aiuto a qualcuno per capire che “nella vita bisogna sempre, ma proprio sempre, essere assolutamente ottimisti, perché la vita è una figata sul serio”.
Redazione Papaboys (Fonte www.zenit.org – Antonio Gaspari)
L’aspetto che più colpisce nel leggere il libro di Bebe Vio è che lei trabocca di entusiasmo e di gioia di vivere.
La terribile malattia non ha scalfito il suo buon umore, anzi sembra che l’abbia acceso ancora di più.
Si comporta con grande normalità, è solare, aperta simpatica. Non rinuncia a nessuna delle attività di una giovane diciottenne. Va al centro commerciale, ai concerti con le amiche, al mare, con gli scout, e per uscire la sera si è fatta fare anche le protesi per portare i tacchi di 11 cm e mezzo.
È un atleta di eccezionale talento. Lei dice che le amputazioni l’hanno aiutata, perché nella scherma paralimpica deve stare in carrozzella che non può indietreggiare e quindi può solo attaccare, e Bebe è una furia quando attacca.
Insieme ai suoi genitori, che si sono dimostrati di una forza incredibile, Bebe ha fondato la aArt4sport – lo sport come terapia per bambini amputati (http://www.art4sport.org) una che avvicina i ragazzi con disabilità fisiche allo sport che organizza tra l’altro “i giochi senza barriere”.
È scritto nel sito dell’associazione: “Crediamo nello sport come terapia per bambini portatori di protesi di arto. Art4sport aiuta i bambini amputati a gioire della bellezza della vita ed integrarsi nella società attraverso lo sport”.
Bebe ha girato il mondo come testimonial, è andata nelle carceri, nella scuole, nelle Tv, nelle diverse associazioni, a tutti ha portato ottimismo, speranza ed una gran voglia di vivere.
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