Ecco la lettera che il prelato salernitano don Nunzio Scarano, ex contabile dell’Apsa, attualmente ai domiciliari, con un permesso di tre ore di libertà al giorno, ha scritto a Papa Francesco e che stamattina è stata pubblicata da “Corriere del Mezzogiorno” .
«Beatissimo Padre, l’occasione della Sua venuta nella città di Caserta fa nascere nel mio cuore il desiderio di scriverLe ancora una volta rinnovando la speranza, quando Iddio vorrà, di avere l’onore di poter essere un giorno ricevuto. Sono monsignor Nunzio Scarano, di me purtroppo i giornali e le televisioni hanno dato un’immagine fortemente negativa, senza mai parlare del bene compiuto in questi 27 anni di ministero sacerdotale per i poveri, i più bisognosi, e portando Dio nel cuore di chi cercava la strada della verità. Purtroppo le mie opere sono state infangate e calpestate dai media che mi hanno già condannato ancor prima del processo. Il mio, infatti, è un processo mediatico e provo grande tristezza nel sentirmi abbandonato dalla Chiesa che ho sempre servito con grande amore e generosità. E’ triste pensare di conoscere la verità e non essere ascoltato, in genere le campane sono sempre due e credo purtroppo che i miei nemici occulti hanno voluto questa mia condanna ascoltando una sola campana. Io non sarò puro come Sant’Imelda, avrò commesso anche degli errori per i quali chiedo umilmente perdono, ma ho sempre amato e servito la Chiesa con dedizione e non mi sono mai servito della Chiesa se non per fare del bene a chi ne aveva bisogno. Il mio cuore oggi è triste, condannato dalla solitudine che trova forza nella continua preghiera. E nella speranza che la verità quanto prima mi renda libero da quest’accanimento persecutorio nel quale io sono capro espiatorio e vittima immolata da chi non ama la verità. Guardo con grande ammirazione e seguo con amore il grande, delicato, operoso impegno petrino per difendere Gesù e la sua dimora nella quale per ben 22 anni ho lavorato sempre e solo unicamente pensando al bene della Chiesa. Sono fiducioso che lei, Santità, nel silenzio della sua preghiera davanti al tabernacolo, ascolterà la voce del suo cuore e non quella del popolo che è stata alimentata da un giornalismo ostile e denigratorio. E soprattutto infondato, che mi ha incolpato di cose mai commesse. Questo tempo di attesa, di silenzio e di isolamento mi fa sentire la gioia di essere sotto la croce di nostro Signore Gesù Cristo, nel suo dolore e nella sua sofferenza. E guardo fiducioso alla resurrezione. Don Nunzio Scarano
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