La lezione greca – Il progetto dell’Unione e la sfida di Tsipras

La Grecia invia il piano L'Ue: buon punto di partenzaLa Grecia invia il piano L'Ue: buon punto di partenzaNel referendum di domani, domenica 5 luglio, è in gioco non soltanto il futuro di un Paese, la Grecia, ma soprattutto quello di un progetto politico e storico, l’Europa. Al di là dei protagonismi dei leader e delle strategie dei Governi, il fallimento del negoziato tra Bruxelles e Atene mette in luce tutti i limiti e le complessità che ancora incontra il processo di integrazione europeo. Al cuore di questa crisi, in realtà, non c’è l’euro o i tecnicismi di un piano di salvataggio: c’è al contrario un elemento ben più fondamentale, la fiducia reciproca. In tal senso, le due grandi sfide che l’Unione si trova oggi ad affrontare, Grecia e immigrazione, appaiono come le due facce di una stessa medaglia. Indipendentemente dal risultato del voto, il negoziato tra Atene e Bruxelles o si fermerà del tutto o andrà avanti con grande difficoltà. In entrambi i casi, l’uscita del Paese dalla moneta unica, la Grexit, è una possibilità concreta. Se dovesse diventare realtà, lo scenario sarebbe del tutto inedito: mai dalla firma dei trattati di Maastricht nel 1992 è stata contemplata una simile eventualità. In sé, l’abbandono di Atene non dovrebbe avere ripercussioni pesanti sulla tenuta dell’eurozona. A detta degli esperti, quella greca è un’economia che copre a malapena il due per cento del pil continentale e il flusso degli scambi internazionali è irrilevante. Dunque sulla carta la Grexit non dovrebbe provocare scossoni, semmai un aumento della pressione sugli anelli più deboli dell’Unione: Spagna, Portogallo e Italia. Più complessa invece la situazione a livello interno: con la Grexit i greci dovrebbero affrontare anni di caos, di forte svalutazione monetaria e di isolamento commerciale. Le istituzioni di Bruxelles e i leader nazionali si trovano davanti a un bivio: accettare la lezione greca e iniziare ad assumere uno stile diverso, superando i burocratismi e accelerando il processo di integrazione “dal basso”, cioè attraverso il coinvolgimento diretto degli elettori, oppure proseguire in direzione di un’Unione di colletti bianchi spaccata in due blocchi eterogenei: il nord dei creditori e il sud dei debitori.

Redazione Papaboys (Fonte www.osservatoreromano.va/Luca M. Possati)

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