Musicae et Ars

La testimonianza di Antonio Conte: ‘Ringrazio il Signore tutte le sere. Prego la Madonna e tutti i santi’

Antonio Conte e il suo rapporto con la fede in Dio

Una bellissima intervista all’allenatore campione d’Italia..

Mister, lei si dichiara cattolico. Cosa significa per lei essere credente?

«La fede aiuta a distinguere il bene e il male, a scegliere la via giusta nei momenti di difficoltà. Sono cresciuto a Lecce, l’oratorio Sant’Antonio a Fulgenzio è stato un punto di riferimento, un rifugio dalle tentazioni della strada. Fin da bambino i miei genitori mi hanno trasmesso un’ educazione cattolica, ora sto facendo la stessa cosa con mia figlia Vittoria».

Le è più facile ringraziare Dio per quel che ha o invocarlo nel bisogno?

«Non invoco mai il Signore, lo ringrazio sempre, ogni sera, prima di andare a dormire. Prego la Madonna e tutti i santi, anche prima dei pasti faccio il segno della croce per ringraziare di quel che ho. Mi auguro di fare qualcosa che giustifichi tutto il bene che ho ricevuto».

Sente di avere tanto, rinuncia mai a qualcosa?

«In Quaresima faccio fioretti, piccole privazioni di dolci, caffè e del bicchiere di vino. Può sembrare una stupidaggine ma rinunciarvi non è facile».

Antonio Conte e il suo rapporto con la fede in Dio

Maradona ha regalato al Papa la sua maglia, lei cosa regalerebbe al Pontefice?

«A dire la verità il regalo me lo ha già fatto lui! Poco prima del matrimonio sono andato con la mia famiglia in udienza e Francesco ci ha regalato una pergamena di benedizione. Mi ha colpito, io ero andato da “peccatore”, con una figlia… Il Papa ci ha accolto in maniera semplice, mancavano delle sedie e si è alzato lui per prenderle. Sta trasmettendo valori molto importanti, come la semplicità».

Dovesse allenare la “squadra della Chiesa”, dove farebbe giocare Francesco?

«Davanti alla difesa, dove sta il cuore della squadra. È il ruolo di chi si deve sacrificare per la squadra».

Se non fosse stato un uomo di calcio, chi sarebbe diventato Antonio Conte?

«Un professore di educazione fisica. Vengo da una famiglia di sportivi e mi piace educare. Ricordo ancora il mio professore, che mi ha indirizzato a fare sport».

Ci racconti di quando faceva il chierichetto.

«Quando servivamo Messa e il parroco doveva decidere chi avrebbe portato la candela grossa, ricordo che volevo essere scelto. Quando accadeva ero felice, mi cambiava la giornata! Mi piaceva fare il saluto al prete e orchestrare i movimenti degli altri chierichetti».

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Quali sono i valori su cui, con sua moglie, state costruendo la vostra famiglia?

«Dico la semplicità, vogliamo vivere una vita semplice, con la gente. Mia figlia frequenta una scuola statale, abbiamo amici che vanno dall’ imprenditore al fruttivendolo. Vittoria deve capire cosa è la vita, deve sapersi rapportare con tutti senza distinzione di ceto sociale. Non dimentico che vengo da una famiglia umile, ma con tanti valori».

Come vive la domenica la famiglia Conte?

«Andiamo a Messa insieme, a mezzogiorno o alle 18: mia moglie, che pure ha fatto la catechista, si è avvicinata molto alla fede grazie a me. Se sono in ritiro con la squadra cerco di vivere la Messa anche con i giocatori: la fede è praticata e vissuta da molti».

Cosa apprezza in un sacerdote?

«La capacità di toccare temi quotidiani durante la predica, altrimenti poi seguire quel che dice diventa difficile».

Qual è l’ episodio della Bibbia che le piace di più?

«Il racconto del figliol prodigo. Mi piace perché insegna a perdonare».

Lei è capace di perdonare?

«Sì, il perdono fa parte del compito dell’ allenatore, altrimenti su 25 calciatori ne salveresti 10. Prima di perdonare però penso che si debba far capire gli errori: ci deve essere redenzione da parte di chi ha sbagliato».

(Fonte famigliacristiana.it – Laura Bellomi – 06/12/2014)

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