Schiavitù. Questa parola che, nei Paesi sviluppati, si apprende a scuola leggendo i libri di storia è purtroppo ancora una realtà terribile di ogni giorno per milioni di persone. A loro, agli “schiavi di oggi”, violati nella loro dignità di esseri umani, è da sempre riservato un posto speciale nel cuore di Jorge Mario Bergoglio. Lo sanno bene i “cartoneros” e le vittime di ogni turpe traffico che a Buenos Aires trovavano nell’arcivescovo un baluardo, un megafono per amplificare la propria flebile voce. E che in lui riconoscevano, innanzitutto, un padre a cui rivolgersi. Non sorprende dunque che Francesco abbia voluto denunciare “abominevole fenomeno” della schiavitù nel messaggio per la Giornata Mondiale della pace che ricorre domani.
“Non più schiavi, ma fratelli”. Fin dal titolo del documento, pubblicato il 10 dicembre scorso, il Papa indica non solo il male, ma anche il rimedio a questa piaga. Sottolinea che bisogna “globalizzare la fraternità” per combattere le “reti criminali” che non hanno scrupoli e costringono bambini a diventare soldati, donne a prostituirsi, padri e madri di famiglia a lavorare in condizioni disumane. Francesco ricerca le cause profonde di quello che definisce “reato di lesa umanità” e indica come primo colpevole “il peccato che corrompe il cuore dell’uomo”. E’ il peccato, denuncia, che “rifiuta l’umanità dell’altro” e lo tratta come un oggetto, un mezzo per i propri affari.
All’egoismo che fa schiavo il prossimo si deve dunque reagire come singoli e come comunità, senza chiudere un occhio per indifferenza o convenienza. Servono, scrive il Papa, “meccanismi di controllo” che non lascino spazio a “corruzione e impunità”. Urgono, incalza, “leggi giuste” su migrazione, lavoro e adozione. Ma, esorta Francesco rivolgendosi specialmente ai cristiani, va anche ridata speranza alle vittime della schiavitù, far sentire loro che davvero sono nostri fratelli, poiché nessuno è escluso “dall’appartenenza al Popolo di Dio”.
A cura di Redazione Papaboys fonte: Radio Vaticana
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