Foto Vatican Media/LaPresse16-04-2020 Città del Vaticano, VaticanoCronacaNella Messa a Santa Marta, Francesco ringrazia i farmacisti che lavorano in questo tempo caratterizzato dalla pandemia per aiutare le persone malate. Nell'omelia, afferma che la grande forza che abbiamo per predicare il Vangelo è la gioia del Signore, gioia che è frutto dello Spirito SantoNella foto: Papa Francesco durante la MessaDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE
VATICAN NEWS
Francesco presiede la Messa a Casa Santa Marta nel giovedì della quarta settimana di Pasqua. Nell’introduzione, ha nuovamente rivolto il suo pensiero agli artisti:
Ieri ho ricevuto una lettera di un gruppo di artisti: ringraziavano per la preghiera che noi abbiamo fatto per loro. Vorrei chiedere al Signore che li benedica perché gli artisti ci fanno capire cosa è la bellezza e senza il bello il Vangelo non si può capire. Preghiamo un’altra volta per gli artisti.
Nell’omelia il Papa ha commentato il passo degli Atti degli Apostoli (At 13, 13-25) in cui Paolo, giunto ad Antiòchia in Pisìdia, spiega nella sinagoga la storia del popolo d’Israele, annunciando che è Gesù il Salvatore atteso. Quando Paolo spiega la nuova dottrina – afferma Francesco – parla della storia della salvezza. Dietro Gesù c’è una storia di grazia, di elezione, di promesse: il Signore ha scelto Abramo e ha camminato col suo popolo. C’è una storia di Dio col suo popolo. Paolo non comincia da Gesù, inizia dalla storia. Il cristianesimo non è solo una dottrina, ma una storia che porta a questa dottrina.
Il cristianesimo non è solo un’etica, ha dei principi morali, ma non si è cristiani solo per la visione etica: è di più. I cristiani non sono una élite di gente scelta per la verità, questo senso elitario che c’è nella chiesa: essere cristiani è appartenenza a un popolo scelto da Dio gratuitamente. Se non abbiamo questa coscienza di appartenere a un popolo, saremo cristiani ideologici, con una dottrina piccolina, con una etica, cristiani elitari che crederanno che gli altri sono scartati e andranno all’inferno: non saremo veri cristiani. Tante volte cadiamo in queste parzialità: la dimensione elitaria ci fa tanto male e perdiamo il senso di appartenenza al santo popolo fedele di Dio.
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La coscienza di essere un popolo. Bisogna trasmettere la storia della nostra salvezza, la memoria di un popolo. Ricordate gli antenati, dice la lettera agli Ebrei. La deviazione più pericolosa dei cristiani è la mancanza di memoria di appartenere a un popolo: da qui vengono i dogmatismi, i moralismi, i movimenti elitari. Il popolo non sbaglia, in genere, cammina dietro una promessa e ha fatto un’alleanza che forse non compie ma conosce. Siamo il santo popolo fedele di Dio che nella sua totalità ha il fiuto della fede ed è infallibile nel credere.
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