Sancta Sedes

Papa Francesco: strage a Dacca è barbarie contro Dio e l’umanità

Il Papa ha espresso profondo dolore per la strage compiuta ieri a Dacca in Bangladesh. In un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, parla di “violenza insensata perpetrata contro vittime innocenti”, un atto di “barbarie” contro Dio e l’umanità. Quindi, affida i morti alla misericordia di Dio e assicura le proprie preghiere alle famiglie delle vittime e ai feriti. L’attacco è stato rivendicato dal sedicente Stato islamico. I morti sono almeno 20: in gran parte sarebbero italiani e giapponesi. Il servizio di Roberta Barbi:

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Sono almeno 20 e tutti stranieri, i morti dell’attacco terroristico conclusosi con un blitz delle teste di cuoio bengalesi questa notte in un ristorante di Dacca, capitale del Bangladesh. 13 i feriti trasportati all’ospedale tra cui, sembra, uno dei terroristi; gli altri – 9 in tutto e piuttosto giovani secondo le prime testimonianze raccolte – sarebbero morti nello scontro con le forze dell’ordine. Le vittime sarebbero state sgozzate: torturati coloro che non sapevano recitare a memoria versetti del Corano, stando al racconto dei superstiti. Almeno 11 gli italiani presenti al momento dell’attacco: lo ha confermato la Farnesina dopo un’ora di colloquio a Palazzo Chigi tra il ministro degli Esteri Gentiloni e il presidente del Consiglio Renzi che ha poi parlato alla stampa ricordando che i nomi delle vittime saranno resi noti una volta informate le famiglie. “L’Italia non arretra davanti alla follia di chi vuole disintegrare la vita quotidiana”, ha detto Renzi citando anche l’attentato in Tunisia e parlando di “stessa scia di sangue”. Queste le sue parole:


“Noi abbiamo il dovere di rispondere con ancora più decisione e determinazione in difesa dei nostri valori, di cui siamo orgogliosi e siamo fieri: il valore della libertà, del confronto; i nostri valori sono più forti delle loro fobie”.
Il presidente Renzi ha poi annunciato che un aereo della presidenza del Consiglio è in volo verso Dacca.
Per un commento su questo nuovo atto terroristico, Giancarlo La Vella ha intervistato Stefano Silvestri, già presidente dell’Istituto Affari Internazionali:

R. – Diciamo che, in questo caso, c’è in più la presa di ostaggi che, in qualche maniera, riporta a situazioni classiche del terrorismo, a cui non eravamo quasi più abituati.


D. – Lo Stato islamico sta mettendo in atto azioni del genere, perché sul terreno iracheno e siriano sta invece perdendo posizioni?
R. – Sì, anche se certamente l’Is favorisce queste cose, le rivendica, ma io non so se ci sia una direzione centralizzata molto forte. In realtà, è più un invito ad agire per agire ogniqualvolta si può, in maniera tale da mantenere alta la tensione e l’immagine di uno Stato Islamico che non si arrende.
Ma perché la strategia del terrore questa volta ha colpito il Bangladesh? Manuela Campanile lo ha chiesto a Bernardo Cervellera, direttore dell’agenzia Asia News:



R. – C’è senz’altro il tentativo da parte del sedicente Stato islamico di aprire nuovi fronti e soprattutto di aumentare la militanza. I Paesi occidentali vanno in Bangladesh e investono, perché c’è una grande manodopera a basso costo; e questa fa gola anche all’Is. Per cui, l’Is va in Bangladesh per trovare nuovi militanti e nuovi fronti di attacco.
D. – Quindi non una strategia del terrore fondata sull’emotività, ma una teoria scientifica…
R. – Purtroppo, in Bangladesh stanno crescendo da diversi decenni le scuole islamiche di tipo fondamentalista: fino a 75mila. Nella mancanza di una struttura e di una proposta educativa da parte del governo, perché troppo povero, queste scuole islamiche finanziate dai Paesi del Golfo, ed in particolare dall’Arabia Saudita, hanno fatto crescere una generazione che vede l’Islam come in pericolo; gli atei come dei nemici; e le altre religioni come da distruggere. E quindi è un processo che non distrugge ancora il carattere gioviale e amichevole dell’Islam del Bangladesh, però mette dentro alcune linee di tensione che adesso stanno scoppiando.



Redazione Papaboys (Fonte it.radiovaticana.va)

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